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Come si comporta il Dottor Sogni con un bimbo arrabbiato?


  

 

Al Dottor Ragù, Dottor Sogni del gruppo di Roma, è capitato in diverse situazioni di doversi confrontare con la rabbia dei bambini ricoverati in ospedale, come ad esempio in occasione della sua visita alla piccola Serena.
Quando in una stanza c’è una persona arrabbiata – spiega il dottor Ragù - lo capisci, prima di tutto, dal silenzio e dal suo sguardo fisso verso il soffitto. In questi casi mi affido all’istinto ed eseguo azioni smarrite e un poco assurde. È un dialogo: Fragilità per fragilità. La prima cosa che ho imparato è il dichiarare subito all’ospite della stanza che può tranquillamente rifiutarmi e che io, accetto il suo rifiuto con serenità e, subito dopo, la butto sullo scherzo inaspettato.
 
Un giorno entro nella stanza della piccola Serena. I nostri rapporti, fini ad allora erano stati buoni, ma ancora agli inizi. Lei era ricoverata da due mesi, c’erano già stati incontri molto belli tra noi, anche se la madre a metà del gioco scoppiava sempre a piangere, dicendo ai miei colleghi che io gli procuravo quella reazione (pian piano, fortunatamente, quelle lacrime sono scomparse). Serena non era sola in stanza, ma con Giulia una bambina di 6 anni, piena di energie e allegra come lei.
 
Quel giorno però non era così, mentre la sua compagna era la bambina allegra di sempre, Serena guardava il soffitto e me di sottocchio. Il volto era arrabbiato e spaventato, la mamma un po’ smarrita.
Sento, e non so dire il perché, che devo dedicarmi solo a lei, cosi mentre uno dei miei colleghi gioca con Giulia, io mi siedo al suo fianco e la sua mamma esce dalla stanza. Dichiaro subito che non deve parlare per forza e che io ho solo voglia di starle accanto. Lei acconsente e dopo qualche minuto inizio a parlarle sotto voce spiegandole che non importa quale sia il motivo del suo silenzio e della sua rabbia e che è giusto che lei la provi e soprattutto la manifesti.
 
Poi comincio a raccontarle una storia che in qualche modo parla del suo presente, chiaramente sotto forma di favola, ed infine le lascio una biglia che mi è servita per la narrazione.
La storia che le ho raccontato quel giorno finisce così: “perché la vita è fatta di tanti umori diversi… l’importante è sentirli e rispettarli”.
 
Per approfondire la gestione delle emozioni, leggi anche l’articolo dello psicologo Pierrot Amicone, supervisore psicologico del gruppo dei Dottor Sogni 
 
 Dottor Ragù